Attraversa paesaggi selvaggi delle Ande da Chivay a Puno in bus, con soste per ammirare vulcani, mandrie di lama e alpaca, una pausa con tè alle erbe in un caffè lungo la strada e fenicotteri al lago Lagunillas. Guide locali raccontano storie lungo il percorso. Al tramonto arrivi a Puno, stanco ma affascinato da tutto quello che hai visto.
Il viaggio include una bottiglia d’acqua alla partenza, WiFi a bordo per messaggi o foto, una guida bilingue attenta che racconta storie ad ogni tappa da Chivay a Puno, caricabatterie USB per i tuoi dispositivi così non resti mai senza energia, aria condizionata o riscaldamento a seconda del clima andino del giorno e quattro soste panoramiche per sgranchirsi le gambe o prendere un tè prima di arrivare nel centro di Puno con possibilità di drop-off in hotel se soggiorni vicino.
Le valutazioni provengono da viaggiatori che hanno prenotato questa stessa esperienza. Non le modifichiamo né filtriamo.
Leggi tutte le recensioni ›“Vedete quella montagna? È da lì che nasce l’Amazzonia,” ci ha detto la guida indicando fuori dal finestrino, mentre viaggiavamo tra Chivay e Puno. Ero appena rientrato al mio posto dopo una breve sosta nella piazza principale, ancora con la bottiglia d’acqua che ci avevano dato al check-in. La piazza era animata, con la gente del posto che chiacchierava davanti alla chiesa, e confesso che quasi non sentivo la chiamata per la partenza, preso com’ero dalle minuscole empanadas di un venditore ambulante (e non me ne pento affatto).
La strada che lascia Chivay sale veloce. Al Mirador de los Andes siamo tutti scesi per ammirare Ampato e Sabancaya, due vulcani che sembravano lontanissimi ma allo stesso tempo vicini nell’aria fresca. Qualcuno aveva costruito delle apachetas, quei piccoli mucchi di pietre, e la guida ci ha spiegato che i viaggiatori li lasciavano come offerte. Tirava un vento forte, capace di portarti via il cappello se non stavi attento. Poco dopo, a Tocrapampa, abbiamo visto alpaca che pascolavano così vicino da sentire il rumore del loro masticare, e in lontananza una vicuña solitaria. Ho provato a fare una foto, ma il risultato è stato più pelliccia sfocata che altro.
La mia sosta preferita è stata a Patahuasi. C’è un piccolo caffè lungo la strada dove servono il tè caldo di chachacoma, un’erba dal sapore un po’ mentolato, perfetto per scaldarsi le mani dopo il freddo dell’altitudine. La guida ha parlato in quechua con la signora che gestiva il chiosco, poi ha tradotto per noi raccontandoci delle piante locali; lei ha riso quando ho provato a ripetere “muña”. C’erano anche souvenir (non ho resistito e ho preso un braccialetto intrecciato), ma quello che ricordo di più è l’odore di eucalipto che arrivava da qualche parte dietro le bancarelle.
Verso Lagunillas si stava facendo tardi: i laghi erano calmi e blu sotto un cielo che cominciava a tingersi di rosa. Abbiamo visto dei fenicotteri che camminavano nell’acqua come se fossero padroni del posto; qualcuno ha scherzato dicendo che dovevano avere un freddo cane. L’ultimo tratto verso Puno è stato tranquillo, interrotto solo da una musica soffusa dalle cuffie di qualcuno dietro di me. Siamo arrivati intorno alle 19:15, con i fari che illuminavano le strade acciottolate vicino al centro. Se il tuo hotel è lì vicino, ti lasceranno proprio davanti alla porta — una magia dopo sette ore su strade tortuose.
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